DA GALILEO A HUBBLE

 

L’universo è perfettamente trasparente: la luce di stelle e galassie lontane può viaggiare indisturbata nello spazio per migliaia e milioni di anni. Tuttavia, pochi microsecondi prima di raggiungere i nostri occhi, la turbolenza dell’atmosfera, la polvere e il vapor acqueo offuscano irrimediabilmente l’immagine del cosmo. Per tale ragione, gli astronomi hanno da sempre desiderato poter costruire un telescopio nello spazio.

Nel 1923 il pioniere della missilistica Hermann Orberth valutò la possibilità di inviare nello spazio un telescopio. Dovettero passare oltre venti anni prima che l’astronomo Lyman Spitzer proponesse un più realistico progetto di un
osservatorio spaziale. Nello spazio, al di fuori dell’atmosfera terrestre, un telescopio sarebbe stato capace di raccogliere, ancora incontaminata, la luce delle stelle e delle galassie. Nessun telescopio sulla terra sarebbe stato capace di produrre immagini così dettagliate, anche con le migliori ottiche disponibili.

Negli anni ‘70, la NASA, l’ente spaziale e aeronautico americano e l’ESA, l’agenzia spaziale europea, diedero inizio ad un progetto congiunto per la realizzazione di quello che sarebbe divenuto il telescopio spaziale Hubble.  Il nome è un tributo a Edwin Powell Hubble, uno dei padri della cosmologia moderna. Negli anni ‘20 egli dimostrò come non tutto ciò che possiamo vedere nel cielo appartenga alla via lattea. Per Hubble il cosmo si estende ben oltre la nostra galassia.

Dopo vent’anni di lavoro di fisici e ingegneri di diversi paesi, il telescopio Hubble era finalmente ultimato e pronto per il lancio. Il 24 aprile 1990, gli astronauti dello shuttle hanno messo in orbita a circa 600 km sopra la terra il telescopio spaziale Hubble, lo strumento che ha aperto nuove visioni dell’universo.

 

 


 

 

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