VEDERE L' INVISIBILE

 

Di notte i nostri occhi si adattano al buio, le nostre pupille si dilatano cosi da raccogliere più luce. Come conseguenza noi possiamo vedere nell’oscurità e osservare la debole luce proveniente dalle stelle. Tuttavia per vedere "vicino"dobbiamo far ricorso ai telescopi. Il telescopio è una sorta d’imbuto: le sue lenti o specchi raccolgono e concentrano la luce delle stelle, che così amplificata entra nel nostro occhio, attivando i ricettori di cui è costituita la retina.

Tanto più grandi sono gli specchi o le lenti, tanto più piccoli sono gli oggetti che possiamo vedere. La dimensione di lenti e specchi gioca un ruolo importantissimo anche se vi sono limiti alle dimensioni di un telescopio, specie per quanto riguarda i rifrattori.La luce deve passare attraverso le lenti, pertanto queste possono essere sorrette dalla montatura del telescopio solo lungo il loro bordo. Se si usano lenti troppo grandi, il loro peso aumenta e queste possono incurvarsi, provocando gravi distorsioni alle immagini da acquisire. Il più grande rifrattore è quello dell’Osservatorio di Yerkes, vicino a Chicago. Le sue lenti hanno un diametro di oltre un metro e la sua montatura ha un tubo lungo 18 metri. Con questo telescopio, i costruttori di rifrattori hanno di fatto raggiunto il limite massimo.

Per realizzare telescopi di dimensioni maggiori bisogna far ricorso agli specchi. In un telescopio riflettore, la luce si riflette su uno o più specchi anziché passargli attraverso. Pertanto, lo specchio principale può essere sostenuto, oltre che dai lati, anche da dietro. Il più noto telescopio riflettore è quello di M. Palomar, voluto da George Hellery Hale. Il telescopio ha un diametro di 5 metri e vide la sua prima luce nel 1948.

In effetti, gli astronomi russi progettarono negli anni ’70 il telescopio "Bolshoi",che prevedeva uno specchio di 6 metri. Tuttavia, il telescopio non sfruttò mai appieno le sue potenzialità, in tal modo il M. Palomar rimase, di fatto, il più grande telescopio del mondo fino al 1993, quando fu inaugurato il complesso di Mauna Kea nelle Hawai, costituito da due specole ospitanti ciascuna un telescopio con lo specchio primario da 10 metri. La realizzazione di nuovi e potenti telescopi è stata resa possibile dall’evoluzione tecnologica. I telescopi moderni si differenziano molto dai loro predecessori. Uno dei problemi che la tecnologia ha permesso di risolvere è quello degli ingombri: con le montature classiche grandi specchi richiedono specole di enormi dimensioni. Negli ultimi decenni, la tecnologia di costruzione degli specchi si è molto evoluta: una volta gli specchi erano spessi e pesanti, ora sono sottili e leggeri. La nuova generazione di specchi sono spessi meno di 20 centimetri e un intricata struttura di supporto serve a prevenirne la rottura. I telescopi sul Mauna Kea sono fra i più grandi al mondo. I loro specchi di 10 metri sono molto sottili e costituiti da 36 tasselli esagonali, una sorta di specchio a piastrelle. Ciascun tassello è controllato da un sistema automatico che ha la precisione di un nanometro.

 

 

 

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